Il trasloco internazionale ai tempi della pandemia Covid-19

Lo scenario internazionale è mutato a causa di elementi incontrollabili, che rendono sempre più complicato il processo di pianificazione di un trasloco internazionale. Risulta pertanto impossibile mettere in condizione una famiglia o un individuo di conoscere quali sono o potrebbero essere realmente le tempistiche di una spedizione.

La pandemia COVID-19 sta infatti portando con sé gravi problemi che interessano tutti i servizi di spedizione a livello globale. Con questo articolo vogliamo permettervi di comprendere quali sono gli elementi incontrollabili ai quali facciamo riferimento e vogliamo che la vostra attenzione si focalizzi su tutte le dinamiche che riguardano il settore e che sono allo stesso tempo riconducibili a molti altri aspetti della nostra vita di consumatori. 

Iniziamo col comunicarvi che la riduzione dei viaggi intercontinentali e degli aeromobili, causata dalla pandemia, ha provocato una riduzione della disponibilità di spazi aerei e marittimi, nonché una sensibile diminuzione della capacità di carico delle merci. Oggi infatti avere accesso ai voli, indipendentemente dal fatto che siano diretti o meno, è diventato un processo non solo lento, ma anche molto costoso. Esattamente come per le spedizioni aeree, anche per quelle marittime il problema si sostanzia nella mancanza di contenitori disponibili presso i più importanti terminal italiani e nella congestione delle navi che compiono le principali tratte intercontinentali. Il secondo elemento che vogliamo portare alla vostra attenzione riguarda il vertiginoso aumento dei prezzi dei noli marittimi e aerei. Le più autorevoli fonti di comunicazione sostengono infatti che, le principali compagnie marittime del mondo, in questo periodo, hanno addirittura quintuplicato i loro profitti, fattore dovuto agli altissimi volumi della domanda e alla scarsità degli equipaggiamenti sui containers che ne consegue. La situazione dei porti americani, ad esempio, in particolare nell’area californiana della West Coast, vede ben 70 navi in attesa di poter scaricare circa 500.000 containers.

Cosa accade una volta che le navi attraccano

Anzitutto, la richiesta di movimentazione di un container richiede tempistiche molto elevate. Al momento negli Stati Uniti c’è, come abbiamo visto, una quantità e un volume delle importazioni senza precedenti nella storia. Questo elemento ha fatto in modo che si generasse una scarsità di autotrasportatori specializzati ed equipaggiati per la movimentazione dei contenitori. Il risultato che ne deriva è la domanda di pagamento da parte delle compagnie marittime delle soste di detenzione, tenendo conto di un aspetto di fondamentale importanza, ovvero che le attese sono destinate a superare i giorni di franchigia previsti dalla compagnia stessa, in situazioni di normalità. Inoltre, una volta che il trasportatore finalmente ritira il contenitore dal porto di destinazione, si apre un nuovo scenario sempre molto problematico, quello che gli americani definiscono “no labor”. Tutti i traslocatori statunitensi sono prenotati per lunghi periodi e hanno un’ immensa difficoltà nel poter garantire una eventuale disponibilità di consegna. Questo è un ulteriore caso in cui, ci saranno con certezza spese precedentemente con preventivate. Capite come la situazione che stiamo qui a descrivervi non consenta né una pianificazione corretta né tempistiche certe. 

Nei porti asiatici invece, la pandemia ha determinato una crescita delle esportazioni. Pensate al periodo di lock-down mondiale, durante il quale ognuno di noi è stato costretto a moltiplicare gli acquisti on-line dei prodotti più disparati e fabbricati in maggior quantità proprio in queste aree del mondo. La Cina, ad esempio, ha avuto un boom di richieste di esportazione, seguito da un notevole aumento dei containers necessari a supportarle. Questo quadro ci chiarisce il motivo per il quale alla maggior parte delle compagnie marittime conveniva di più far rientrare i contenitori vuoti in Cina, che lasciarli a disposizione nei porti di arrivo. I tempi di riutilizzo, ricarico e rotazione dalla Cina erano inoltre tre volte più rapidi e dunque più vantaggiosi. Il risultato, anche in questo caso, è stato un pesante congestionamento, dato dall’impossibilità di smaltire i contenitori secondo i tempi e con le modalità previste in passato e una carenza dei container in tutta l’area occidentale. 

Sebbene i porti asiatici e  americani, siano stati dunque quelli maggiormente colpiti dalla pandemia, l’effetto a catena dell’aumento dei costi delle spedizioni  e la carente disponibilità dei contenitori, hanno investito tutto il mondo. 

Bliss Moving & Logistics, che è operativo in tutto il globo in qualità di specialista dei traslochi internazionali, sente oggi più che mai l’esigenza, la  responsabilità ed il senso etico di comunicare preventivamente ai propri clienti, tutte le fasi e le difficoltà di questi processi.  Gli effetti della pandemia e i disagi che ne conseguono, in termini economici e gestionali, rendono necessario per Bliss attuare tutta una serie di interventi di sensibilizzazione nei confronti dei propri  clienti, al fine di consentire loro una comprensione chiara della realtà attuale, la prima, che senza discriminazione alcuna, coinvolge sia chi offre che chi usufruisce dei servizi di trasloco, trasporto e spedizione.  Di fatto quello che fino a poco tempo fa era presentato come trasloco porta a porta, oggi deve essere obbligatoriamente corredato da una serie di informazioni preventive che raccontino scenari ben descritti, al fine di permettere a tutti coloro che usufruiscono dei nostri servizi di conoscere e comprendere ciò che sta accadendo.  

Non ci è data oggi la possibilità di fare pronostici certi sul futuro che verrà, sicuramente però l’arrivo del vaccino e l’allentamento delle misure di sicurezza in molti dei paesi nei quali operiamo, ci offre un’opportunità di speranza alla quale non vogliamo assolutamente rinunciare!

“As for the future, your task is not to foresee it, but to enable it”

Antoine de Saint-Exupéry